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32 giornata per la vita

«Sì alla vita!». Ancora una volta, e se lo Stato sembra rinunciare a difendere quella dei più piccoli e dei più poveri, la Chiesa è pronta a gridarlo ancora più forte, perché su questi temi non ci può essere rassegnazione. Neanche in questa congiuntura economica, neanche dopo un anno in cui gli attacchi alla vita umana sono stati pressanti, dalla vicenda di Eluana alla sentenza della Corte Costituzionale che ha annullato alcune disposizioni della legge 40, fino all’autorizzazione all’uso della pillola abortiva Ru486. «Nessuno si salva da solo», diceva Charles Peguy, ed il suo richiamo risuona in questa 32ª Giornata per la vita, in cui la Chiesa italiana invita i fedeli «a riscoprire la bellezza della condivisione e della capacità di prenderci cura gli uni degli altri». «La forza della vita, una sfida nella povertà» è, infatti, il tema scelto dai vescovi italiani per aiutare la meditazione sulla vita ignorata e negata, e di questo abbiamo parlato con chi, ogni giorno, si confronta con questi argomenti. «Gli aspetti economici, nel portare avanti una gravidanza, c’entrano ma non sono determinanti - spiega Serena Taccari, fondatrice dell’associazione Il Dono -. Accettare di far nascere un figlio è una questione di possibilità offerte e colte, di appoggi dati e ricevuti. Se sei sola ad affrontare il mondo non ce la puoi fare, ma se intorno a te c’è un tessuto di relazioni vere, allora tutto cambia». Madre di cinque figli, Taccari ha iniziato l’esperienza de Il Dono nel 2005 insieme al marito. Offrono sostegno umano, psicologico, spirituale a chi affronta una gravidanza indesiderata e a chi ha sperimentato un aborto. «Le donne spesso raccontano che sarebbe bastato poco per evitarlo: un abbraccio del compagno, l’incoraggiamento dei genitori. Il rifiuto di un figlio è il sintomo di una fobia verso il futuro. Giorni fa ci hanno avvicinato dei professionisti che avevano abortito il terzo figlio senza nessun motivo, se non quello di non voler stravolgere un equilibrio». Ancora poche le donne che hanno fatto esperienza della Ru486, ma i loro racconti sono angosciosi. «Questa pillola - aggiunge Taccari - promuove nel sentire comune un’ulteriore banalizzazione della vita e della morte. Insinua in modo subdolo la mentalità abortiva proprio nelle persone che stanno intorno alla donna». «La crisi economica è molto sentita dalle donne immigrate - interviene Patrizia Lupo del Segretariato sociale per la vita -, specie quelle senza permesso di soggiorno, carenti di tutto, lontane dalla famiglia. Fortunatamente la solidarietà in questo ambito è ancora forte e riusciamo a costruire intorno alle donne una rete di sostegno che ci permette di offrire un aiuto a tutto tondo. Quello che mi sorprende ogni volta - prosegue - è l’ignoranza che ancora trovo in tante donne, quando facciamo vedere loro lo sviluppo del bambino nel ventre materno. Cadono dalle nuvole nel guardare quei corpicini». Attivo da 25 anni, il Segretariato per la vita ha seguito quasi 15mila casi ed aiutato a nascere migliaia di bambini. «Per la nostra esperienza sappiamo che piccoli aiuti economici offerti nel momento giusto - come quelli del Progetto Gemma -, possono fare tanto per indurre una madre a tenere il proprio bambino. Per questo ci chiediamo cosa riuscirebbero a fare politiche familiari strutturali e non interventi realizzati una tantum». «Il mio consiglio non è di pensarci mille volte, ma centomila - dice Cristina Bazzani, dell’Associazione Famiglie numerose, otto figli dai 7 ai 25 anni -, perché non ci si può mai pentire di aver fatto un figlio. La nostra vita è un turbinio di impegni, dalla mattina, quando usciamo per la scuola, fino a sera, e molti ci domandano chi ce lo ha fatto fare. Se in Italia ci fossero politiche di conciliazione familiare sarebbe più semplice». Nella famiglia Bazzani, Mauro direttore della fotografia, Cristina educatrice, la sobrietà è stata una necessità. «I bambini hanno dovuto imparare presto il linguaggio della solidarietà e della condivisione, ma è stata una palestra per la vita». Fondamentale il supporto morale e pratico dell’associazione, che con lo slogan «Più bimbi più futuro» ha di recente manifestato a Roma per chiedere alle istituzioni una maggiore attenzione nei loro confronti. «Sono due le cose che domandiamo: un fisco che tenga conto del carico familiare ed il riconoscimento della fatica che le donne fanno per far crescere i figli, che, non dimentichiamolo, sono la vera ricchezza della nostra società».

 

su avvenire 7 febbraio 2010