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Famiglia: una nuova casa per Il Dono

Inaugurata la nuova sede dell'associazione che dal 1996 si occupa di donne in crisi dopo un aborto o che hanno difficoltà ad accettare una gravidanza


È una casa che ti abbraccia, al primo piano di un elegante palazzo nel cuore del quartiere di Batteria Nomentana, il centro di accoglienza dell'associazione Il Dono, che venerdì pomeriggio (25 giugno) ha festeggiato con mamme e bimbi l'inaugurazione del nuovo spazio dedicato a donne in difficoltà con i propri figli. Pareti bianche, molti giochi colorati, un box per i più piccoli nelle tre stanze, il soggiorno e le due camere per le ragazze madri, che completano la casa con un piccolo ingresso, cucina e bagno. E due balconi, luminosi e accoglienti. «La casa è tutta nuova – racconta Serena Taccari, fondatrice con il marito della onlus che dal 1996 si occupa di donne in crisi che hanno abortito o che hanno difficoltà ad accogliere una gravidanza – e c'è già una ospite che ci vive con la sua bambina. Un’altra, invece, è attesa tra poco: è brasiliana e partorirà nel mese di agosto. La struttura – prosegue – è stata affittata con le “nostre forze”: il sostegno delle persone che ci conoscono e che credono in questo progetto». A benedire la nuova casa famiglia è intervenuto monsignor Guerino di Tora, vescovo ausiliare del settore Nord. All’inaugurazione anche don Gianfranco Salticchioli, parroco di Gesù Bambino a Sacco Pastore; e il ministro della Gioventù Giorgia Meloni, che ha voluto toccare con mano quello che in Italia «funziona bene, frutto di una cultura diversa e necessaria, che porta frutti straordinari».

Sulle pareti delle stanze piene di bimbi, figli di donne che sono diventate amiche come Ileana, Giuliana e Maria, ci sono altri piccoli: quelli nati, le cui foto allegre campeggiano davanti alla porta dell'ingresso e poi i nomi di quelli abortiti, custoditi come piccole foglie nel grande albero disegnato sul muro del soggiorno. Su ogni foglia verde il nome di un bimbo che non ha visto la luce, e che è frutto di uno sbaglio che i genitori hanno imparato a riconoscere ed “accettare”.

I piccoli salvati dal 1996 sono stati circa 350 mentre tremila sono state le mamme seguite almeno sei mesi dall'associazione, che offre ascolto, aiuto e una terapia personalizzata per ciascuna donna. «Ho conosciuto Il Dono su internet – dice Maria, in braccio la piccola Ilaria, di pochi mesi –; ho chiamato, ho conosciuto Serena e poi ho incontrato le altre mamme. Ora lei è qui», commenta indicando con dolcezza sua figlia.

Per monsignor Di Tora la nuova casa di accoglienza «dimostra quando sia importante l'attenzione alle realtà che favoriscono la vita concretamente, altrimenti rimarrebbe tutto nella teoria. Questa casa dà speranza alle donne che si trovano in difficoltà e che hanno la tentazione di abbandonare i propri figli o di abortire. Speriamo – conclude – che sia sempre piena di tanti bambini». Il vescovo benedice tutti i presenti e i locali del centro di accoglienza, dopo un piccolo momento di preghiera e di liturgia della Parola.

Il ministro Meloni, favorevolmente colpita dall'impegno del Dono, spiega come associazioni del genere «sono importanti per le istituzioni, perché le aiutano a comprendere che ci sono realtà che funzionano bene. Nella nostra società – continua – si applica molta fantasia a pensare a tutti i mezzi per rendere facile l'aborto ma non per favorire la vita. Non siamo in grado di offrire alternative credibili al sostegno per le mamme anche per motivi ideologici: l'autodeterminazione delle donne diventa infatti favorire solo la scelta contro la vita». In questo contesto, per il ministro, «la donna in realtà non credo che possa davvero avere due alternative, se solo per una ci sono moltissimi mezzi a disposizione».