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questo è il to diario di bordo. Appunta quel che vuoi, un pensiero , la tua giornata.. ti servirà andando avanti rileggere queste pagine per comprendere meglio la direzione che stai prendendo.

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Inviato da il in Blog

“Spesso la gente mi chiede come faccio ad essere felice nonostante io sia senza braccia e gambe. La risposta immediata è che ho una scelta. Posso essere arrabbiato perché non ho arti o essere grato perché ho uno scopo. Scelgo la gratitudine. Anche tu puoi farlo.” - Nick Vujicic dovrei farmi un poster per ricordarmi queste parole e la testimonianza di quest'uomo meraviglioso. dovrei ricordarmelo ogni volta che mi arrabbio perchè non sono come vorrei, ed ogni volta che gli altri mi chiedono di essere diversa. "Vi diranno che non siete abbastanza, non fatevi ingannare, siete molto meglio di quello che vi vogliono far credere" (Giovanni Paolo II)

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Inviato da il in Blog
Gesù prende il cieco per mano, se ne fa carico, diventa la sua guida, diventa i suoi occhi, la sua strada. Lo porta lontano dalla sua realtà, da ogni cosa che conosce e che gli da sicurezza, visto che, cieco com’è, probabilmente è abituato agli ostacoli soliti, di cui conosce ogni posizione spaziale. Fuori dal villaggio il cieco è ancora più cieco di prima, ha perso ogni indicazione tattile, ma qualcuno lo guida ed egli si FIDA. Gesù usa la saliva come per ri-creare una vista, uno sguardo, in quell’uomo che vive da sempre al buio. Il cieco ora vede qualcosa ma Gesù ha bisogno di sapere cosa vede: la domanda è in realtà retorica perché Gesù lo interroga soltanto affinché egli alzi gli occhi. Alzare gli occhi, alzare lo sguardo è sinonimo di dignità ritrovata, di fiducia, di speranza in un orizzonte visivo quasi nullo o improbabile. Gesù allora impone di nuovo le sue mani per completare l’opera ma in realtà non le ritrarrà mai più da quell’uomo. Dopo l’incontro dei due e dopo il primo contatto, la divisione non è più possibile: il cammino sarà infinito ma sarà in compagnia di Lui. Dopo quell’incontro il cieco non ha più bisogno della falsa sicurezza del villaggio, con i suoi schemi precisi e immutabili, con strade e case e persone incasellate come in uno stradario perfetto inciso nella sua mente: ora il cieco non ha più bisogno di usare la mente, userà gli occhi! I suoi occhi saranno il riflesso della luce dell’anima che ha incontrato Dio e lo guideranno senza inganni alla scoperta del mondo. Gesù è il Maestro, ed è la Verità per ogni Via di luce verso la conoscenza di sè. Il dialogo tra i due è davvero scarno ma sostanziale, non una richiesta, ma una semplice offerta, perché spesso non abbiamo nulla da chiedere a parole che la nostra figura non chieda già da se. Ognuno porta con sé domande non pronunciate, ma se incontra qualcuno che le coglie aldilà del linguaggio verbale, è fatta! Gesù è Maestro anche in questo, nel saper leggere oltre le nostre corazze, oltre i muri che inconsciamente alziamo, ma che sono in realtà il nostro miglior biglietto da visita. Egli scavalca le ragioni della nostra mente e le costruzioni delle nostre sicurezze, alleggerendoci del superfluo, da ogni zavorra che impedisce il cammino. Non c’è cammino senza consapevolezza di sè e questa consapevolezza passa attraverso quell’uscita dal villaggio, per non tornarci mai più. Gesù dona a quel cieco una vista magnifica su se stesso, ora in grado di conoscersi nel Suo Amore
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ci sono cose talmente complicate che non possiamo risolvere da soli. oggi ci penso di più, non posso farne a meno ma so bene che pensarci non servirà. Affidarsi è l'unica cosa da fare, anche se è più facile a dirsi a parole che a farsi nei fatti. Proprio oggi una persona mi ha ricordato che l'Amore è la medicina per tutto. che grande verità. Vorrei starci dentro in quell'Amore, vorrei solo starci dentro con tutta me stessa.
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Ero andata a letto presto ma non riesco a prendere sonno. Siamo andati a letto presto dicendoci che domani andremo al mare, e sarà anche questo caldo estivo, sarà che ci penso spesso ultimamente, ma il ricordo è andato a quella notte di quasi un anno fa., quando avevamo fatto lo stesso programma per la domenica e invece sei arrivata tu.. Quella notte di cui ho un ricordo dolcissimo, quando mi sono svegliata e girandomi nel letto mi si sono rotte le acque.. non ti aspettavo così presto, o invece sì. Avevo preparato tutto, anche cose che non avevo programmato ma che servivano affinché fosse tutto a posto, tutto pronto per te. Si rompono le acque, rido incredula, sono felice perché so che tra poco finalmente ci conosceremo. Chiamo l’ospedale per avvisare del nostro arrivo, prendiamo la valigia, già pronta da tempo, e partiamo! È quasi l’alba, un’atmosfera surreale, l’aria è fresca, in macchina io e il babbo preghiamo per tutto il viaggio, sono emozionatissima, ho anche paura sì, ma niente di quell’ansia che mi sarei aspettata. So che c’è chi ci protegge, il tuo fratellone è con noi, lo sappiamo, e ci assiste. Ho voglia di abbracciarti, e con questa giornata che sta per cominciare sembra che tutto il mondo ti stia aspettando. E nel giro di poche ore ecco che nasci, e sei già bellissima.. sulla mia pancia giri lo sguardo all’insù e i nostri occhi si incrociano per la prima volta, in quella manciata di tempo, in quella nascita, in quello sguardo c’è tutto il mistero del mondo, tutta la meraviglia della vita.. Vorrei dimenticare tutto quello che di brutto purtroppo è successo dopo, invece ci penso e il pensiero che possa accadere di nuovo, e magari peggio, mi angoscia moltissimo lo ammetto. Se non ci fossi stata tu accanto a me non so come avrei fatto. È passato quasi un anno, un anno insieme a te, che stai riempiendo la mia vita, che mi stai insegnando tante cose.. sei bellissima, non c’è giorno in cui non te lo ripeto, e bellissimo è averti qui con noi, sembri già grande, sei la nostra signorina.. Questa notte piango amore, non sono triste ma le lacrime scendono da sole, ti abbraccio e ti accarezzo per farti riaddormentare, ti dico che va tutto bene, che non devi piangere, che c’è la tua mamma con te, che non devi avere paura di niente.. e mentre te lo dico vorrei che qualcuno mi tenesse in braccio e lo dicesse anche a me.. Grazie piccolina di essere qui, grazie di essere la nostra gioia più grande, grazie per il bene che mi vuoi. Ti chiedo perdono perché non sono la mamma che vorrei, e che dovrei essere, perché non ho tutta la pazienza e la dolcezza che meriti, ti chiedo scusa per le mie mancanze e ti prometto che farò di tutto affinché l’amore che ho per te sia in grado di superarle e di vincere su tutto. non so come avrei fatto senza di te. Ti voglio bene piccolina, tantissimo bene..
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Io vorrei volerti bene come ti ama Dio, con la stessa passione, con la stessa forza, con la stessa fedeltà che non ho io. Mentre l'amore mio è piccolo come un bambino, solo senza la madre, sperduto in un giardino. Io vorrei volerti bene come ti ama Dio, con la stessa tenerezza, con la stessa fede, con la stessa libertà che non ho io. Mentre l'amore mio è fragile come un fiore, ha sete della pioggia, muore se non c'è il sole. Io ti voglio bene e ne ringrazio Dio, che mi da la tenerezza, che mi da la forza, che mi da la libertà che non ho io. (Claudio Chieffo)
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Quel che resta indietro non è tutto falso e inutile, capirai Lascio andare i giorni tra certezze e sbagli E' una strada stretta stretta fino a te.. Quanta tenerezza, non fa più paura Sei nell'anima e lì ti lascio per sempre Sei in ogni parte di me Ti sento scendere fra respiro e battito Sei nell'anima, in questo spazio indifeso.. (Gianna Nannini)
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La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati. La nostra paura più profonda, è di essere potenti oltre ogni limite. E' la nostra luce, non la nostra ombra, a spaventarci di più. Ci domandiamo: "Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso?" In realtà chi sei tu per NON esserlo? Siamo figli di Dio. Il nostro giocare in piccolo, non serve al mondo. Non c'è nulla di illuminato nello sminuire se stessi cosicchè gli altri non si sentano insicuri intorno a noi. Siamo tutti nati per risplendere, come fanno i bambini. Siamo nati per rendere manifesta la gloria di Dio che è dentro di noi. Non solo in alcuni di noi: è in ognuno di noi. E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, inconsapevolmente diamo agli altri la possibilità di fare lo stesso. E quando ci liberiamo dalle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri. Nelson Mandela
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Le cose più importanti nella mia vita me le hanno insegnate i miei figli. Io non ho niente in realtà da insegnare loro, posso solo accoglierli con tutta la gratitudine e l’amore possibili. Mio figlio mi ha insegnato il valore della vita. Mi ha insegnato che piccolo non significa poco, che il dolore sempre va accolto e curato e che l’unica vera cura è l’Amore. L’Amore è l’unica cosa capace di superare ogni limite, di tempo, di spazio, delle nostre umane incapacità. E l’Amore sa vincere anche sulla morte. Mia figlia mi ha insegnato che mai si deve perdere la Speranza. Mi sta insegnando che amare è servire, che l’amore non è volere per sé, ma donarsi per l’altro. Mi hanno insegnato che il cuore non smette di battere anche se è distrutto dal dolore, e che può essere così grande che accanto alle ferite c’è ancora posto per tanto altro. È un forziere speciale da lasciare sempre aperto e nel quale tenere al sicuro i nostri tesori. Ed è lì che possiamo ritrovarci quando ci sentiamo smarriti. Grazie bambini miei, vorrei tanto stringervi forte tutti e due. mamma
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In una novella lo scrittore Mark Helprin riassume la lezione della sua lunga vita così: "mi sono laureato alla scuola migliore: quella dell'amore tra un genitore e un figlio. Anche se il mondo è costruito per servire la gloria il successo e la forza, ciascuno ama i suoi genitori e i suoi figli nonostrante i loro fallimenti e le loro debolezze - a volte anche proprio per quelle. In questa scuola impari a misurare non il potere ma l'amore; non la vittoria, ma la grazia, non il trionfo, ma il perdono. Impari anche e spesso, come è successo a me, lo impari presto, che l'amore può andare oltre la morte e che quello che serve tu abbia per questo è memoria e devozione. Memoria e devozione. Per tenere il tuo amore vivo devi desiderare di essere ostinato e irrazionale e vero e di far assomigliare la tua intera vita a una costruzione, una metafora, un palcoscenico, una palestra per esercitare la fede. Senza questo si vive come una bestia con niente, ma con un cuore sofferente. Se invece hai questo, il tuo cuore anche se spezzato sarà pieno, e continuerai a lottare fino alla fine." avevo bisogno di scrivermelo qui.
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E parlò una donna e disse: Parlaci del Dolore. Ed egli disse: Dolore è il rompersi del guscio che racchiude la vostra intelligenza. Così come il nocciolo del frutto deve rompersi perché il suo cuore possa esporsi nel sole, così dovete voi conoscere il dolore. E se voi sapeste tenere il cuore in stato di meraviglia di fronte ai quotidiani miracoli della vita, il dolore vi apparirebbe non meno mirabile della gioia. E voi accogliereste le stagioni del vostro cuore, così come sempre avete accolto le stagioni che si susseguono sui vostri campi. E vegliereste sereni durante gli inverni del vostro dolore. Molto del vostro dolore è scelto da voi stessi. È l'amara pozione con la quale il medico che è dentro di voi guarisce il vostro io malato. Confidate perciò nel medico e bevete il suo rimedio in silenzio e tranquillità. Poiché la sua mano, benché grossa e rude, è guidata dalla tenera mano di Chi non è visibile, e la coppa che vi porge, benché vi bruci le labbra, è stata ricavata dalla creta che il Vasaio ha inumidito di lacrime sacre. (Kahil Gibran)
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La strada ti venga sempre dinanzi, e il vento soffi alle tue spalle e la rugiada bagni l'erba su cui poggi i passi. E il sorriso brilli sul tuo volto e il cielo ti copra di benedizioni. Possa una mano amica tergere le tue lacrime nel momento del dolore. Possa il Signore Iddio tenerti sul palmo della mano fino al nostro prossimo incontro. (antica benedizione gaelica) Per te mia piccola meraviglia
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"Il “Pater”, la cui prima parte riguarda Dio e la seconda noi, condensa tutte le preghiere passate, presenti e future, e il "fiat” riassume tutto l’atteggiamento cristiano nei confronti della vita. Chiedendo a Dio che sia fatta la sua volontà, dovremmo comprendere che questa volontà non può essere fatta nell’astratto, o unicamente attraverso l’opera degli altri. Deve essere fatta da noi, in ognuno di noi, con ognuno di noi. Noi tutti desideriamo che Dio esaudisca i nostri desideri. Vorremmo dirgli: “Signore, sia fatta la mia volontà. Digiunerò, ti accenderò delle candele, farò delle novene, farò l’elemosina, farò qualunque cosa, purché tu esaudisca le mie preghiere. Tu hai detto, fra l’altro, che tutto ciò che domanderemo nel tuo nome ci sarà accordato. Allora?”. Allora noi dimentichiamo che pregare o domandare nel nome di Gesù, è innanzi tutto pregare per avere un cuore simile al suo, affinché sia nella gioia, come nelle prove più grandi, nelle sofferenze più atroci e anche nell’avvicinarsi della morte, possiamo dire con la stessa fiducia infinita, con lo stesso amore infinito: “Sia fatta la tua volontà”. Che fortuna per noi avere un Dio chiamato Padre. Egli ci ama infinitamente, sa tutto e può tutto. Può dunque soddisfare le mie richieste, se il suo cuore paterno e la sua scienza divina vedono che ciò corrisponde al mio bene, cioè alla mia felicità. Il mio amore verso me stesso consiste nell’avere fiducia in lui, poiché non posso immaginare un cuore più tenero e caldo per proteggermi, capirmi e rendermi felice. Quando avremo capito questa preghiera, quando essa diverrà parte integrante della nostra vita, sapremo, non solo per mezzo della ragione, ma con tutto il nostro essere, che Dio ci esaudisce sempre, anche se non sempre afferriamo il modo in cui egli si prende cura di noi. Un malato chiede la salute ed ecco che Dio gli manda la pazienza. Noi chiediamo ciò che ci piace ed egli ci manda ciò di cui abbiamo bisogno."
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"Su, venite e discutiamo - dice il Signore -. Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana. Se sarete docili e ascolterete, mangerete i frutti della terra. Ma se vi ostinate e vi ribellate, sarete divorati dalla spada, perchè la bocca del Signore ha parlato" (Is 1,18-20)
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(dagli appunti maggio 2009 "pensiero per te" ) Sei con me in questa notte d'estate, nell'aria fresca, in questo silenzio, in questo cielo di stelle. Sei nella mia nostalgia. Sei con me, sei nei miei ricordi, nelle mie emozioni, nei miei pensieri. Sei nei miei sogni, nei miei desideri, nelle mie preghiere, nella mia speranza. Sei in tutte le cose belle. Sei in queste lacrime, sei dietro ogni mio sorriso. Sei nelle mie risate, nella gioia e nella pace. Sei nel bene che faccio, sei nell'amore che ricevo. Sei nel sorriso dei bambini, nei nostri sguardi, sei in tutti i nostri abbracci. Sei con me quando la giornata finisce e quando un nuovo giorno inizia. Sei in una carezza, sei con me.. nella meraviglia e nello stupore. Sei la mia forza, la mia direzione, sei l'angelo più bello, sei il mio bambino santo.. Sei con me sempre. Ci sei da sempre e ci sarai per sempre Eppure per sempre mancherai.. Sei il bene che riscatta il male. Sei l'amore che non finisce mai ti amo immensamente mamma e con me aspetti questa bellissima sorellina, insieme. aiutami tesoro ad essere per lei una mamma migliore..
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La cisterna screpolata (Bruno Ferrero, Quaranta storie nel deserto) Erano due cisterne a distanza di qualche decina di metri. Si guardavano e, qualche volta, facevano un po' di conversazione. Erano molto diverse. La prima cisterna era perfetta. Le pietre che la formavano erano salde e ben compaginate. A tenuta stagna. Non una goccia della preziosa acqua era mai stata persa per causa sua. La seconda presentava invece fenditure, come delle ferite, dalle quali sfuggivano rivoletti d'acqua. La prima, fiera e superba della sua perfezione, si stagliava nettamente. Solo qualche insetto osava avvicinarsi o qualche uccello. L'altra era coperta di arbusti fioriti, convolvoli e more, che si dissetavano all'acqua che usciva dalle sue screpolature. Gli insetti ronzavano continuamente intorno a lei e gli uccelli facevano il nido sui bordi. Non era perfetta, ma si sentiva tanto tanto felice. Abbiamo bisogno di credere nella perfezione e di avere il coraggio dell'imperfezione. Viviamo in un mondo in cui la perfezione si confonde con lo sforzo per essere "superiori", "i primi", "essere al centro", "essere qualcuno". L'unica perfezione è l'amore. Soltanto così è possibile comprendere le parole di Gesù: "Siate perfetti com'è perfetto il Padre vostro celeste" (Matteo 5,48 ) che vengono dopo le beatitudini dei poveri, di quelli che piangono, dei miti, di quelli che hanno fame e sete di giustizia, dei misericordiosi, dei puri di cuori, dei pacificatori e dei perseguitati a causa della giustizia. Chi vive a braccia aperte, di solito, non fa carriera, ma trova tanta gente da abbracciare.
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"Non temere, continua solo ad aver fede!" dice Gesù a Giairo quando gli riferiscono che sua figlia è morta e non c'è più niente da fare. La fede, che Gesù richiede fin dall'inizio della sua attività e che richiederà incessantemente, è un movimento di fiducia e di abbandono per il quale l'uomo rinuncia a far affidamento sui propri pensieri e sulle proprie forze, per rimettersi alle parole e alla potenza di colui nel quale crede. Gesù la domanda in modo particolare in occasione dei miracoli, che sono meno atti di misericordia che segni della sua missione e del Regno; così egli non può compierne se non trova la fede, che deve dare ad essi il loro vero significato. Esigendo un sacrificio dello spirito e di tutto l'essere, la fede è un atto difficile di umiltà, che molti rifiutano di compiere, o lo fanno solo per metà. I discepoli stessi sono lenti a credere, anche dopo la risurrezione. Anche la fede più sincera del loro capo sarà scossa dallo scandalo della passione, ma poi trionferà. Quando è forte, la fede opera meraviglie, ottiene tutto, in particolare la remissione dei peccati e la salvezza, di cui è la condizione indispensabile.
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"Allora la tua luce sorgerà come l'aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà. Allora lo invocherai e il Signore ti risponderà; implorerai aiuto ed egli dirà: «Eccomi!». Se toglierai di mezzo a te l'oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se offrirai il pane all'affamato, se sazierai chi è digiuno, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio. Ti guiderà sempre il Signore, ti sazierà in terreni aridi, rinvigorirà le tue ossa; sarai come un giardino irrigato e come una sorgente le cui acque non inaridiscono." (Isaia, 58,8-11)
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Certo, non è facile rinascere, rinnovarsi. Ma è necessario. Lo vuole il nostro Dio, che è il Dio della vita. Il nostro cammino è un percorso di crescita. Un cammino che, come sappiamo, prevede tranelli, tradimenti…dove purtroppo possiamo incontrare persone che vogliono impedirci di continuare nel nostro viaggio. Anche per questo dobbiamo lasciarle nel passato, perchè dobbiamo continuare a sentire nel nostro cuore e seguire la vocazione personale,il motivo per cui siamo venuti su questa terra. I nostri errori devono servirci come lezioni di vita. (Albisetti - Errori lezioni di vita - pensieri sparsi)
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"Hai mutato il mio lamento in danza, mi hai tolto l'abito di sacco, mi hai rivestito di gioia, perchè ti canti il mio cuore, senza tacere; Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre." (Salmo 30) "Cambierò il loro lutto in gioia, li consolerò e li renderò felici, senza afflizioni." (Ger.31,13)
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Come tu non conosci la via del soffio vitale nè come si formino le membra nel grembo di una donna incinta, così ignori l'opera di Dio che fa tutto. (Qo 11,5)
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