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questo è il to diario di bordo. Appunta quel che vuoi, un pensiero , la tua giornata.. ti servirà andando avanti rileggere queste pagine per comprendere meglio la direzione che stai prendendo.

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Inviato da il in Blog
Leggendo il "Libro della mia vita", di Santa Teresa, mi sono commossa davanti alle parole appassionate con cui parla della misericordia di Dio... ne riporto uno stralcio, col linguaggio di tanti anni fa, ma con la stessa Verità, dedicato a tutte le donne che si sono ingannate rinunciando al proprio bambino... Cap. 19.5 "Che spettacolo, Gesù mio, vedere un'anima che, caduta in peccato da tanta altezza, viene di nuovo sollevata dalla vostra grande misericordia! Come conosce bene allora la moltitudine delle vostre grandezze e misericordie e la profondità della sua miseria! Nella cognizione delle vostre munificenze si sente allora annientare, non ardisce alzare gli occhi, o, se li innalza, è per meglio vedere quello che si deve. Si fa devota della Regina dei cieli affinché vi plachi per lei. Invoca i santi che caddero dopo essere stati da Voi chiamati, e li supplica di venire in suo aiuto. Quello che le date le sembra troppo, perché sente di neppure meritare di vivere. Frequenta i sacramenti, accesa di viva fede nella virtù che avete in essi riposto, e benedice la vostra bontà per aver voluto favorirci di un tale unguento e medicina, non già per coprire le nostre piaghe,ma per guarirle e farne sparire ogni traccia. Tutto ciò la rapisce. Del resto chi non andrebbe rapito, o signore dell'anima mia, nel vedervi ripagare un così nero e abominevole tradimento con tanta abbondanza di misericordia e di favori?"
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Inviato da il in Blog
Carissimi, cenere in testa e acqua sui piedi. Tra questi due riti, si snoda la strada della quaresima. Una strada, apparentemente, poco meno di due metri. Ma, in verità, molto più lunga e faticosa. Perché si tratta di partire dalla propria testa per arrivare ai piedi degli altri. A percorrerla non bastano i cinquanta giorni che vanno dal mercoledì delle ceneri al giovedì santo. Occorre tutta una vita, di cui il tempo quaresimale vuole essere la riduzione in scala. Pentimento e servizio. Sono le due grandi prediche che la Chiesa affida alla cenere e all’acqua, più che alle parole. Non c’è credente che non venga sedotto dal fascino di queste due prediche. Le altre, quelle fatte dai pulpiti, forse si dimenticano subito. Queste, invece, no: perché espresse con i simboli, che parlano un «linguaggio a lunga conservazione». È difficile, per esempio, sottrarsi all’urto di quella cenere. Benché leggerissima, scende sul capo con la violenza della grandine. E trasforma in un’autentica martellata quel richiamo all’unica cosa che conta: «Convertiti e credi al Vangelo». Peccato che non tutti conoscono la rubrica del messale, secondo cui le ceneri debbono essere ricavate dai rami d’ulivo benedetti nell’ultima Domenica delle Palme. Se no, le allusioni all’impegno per la pace, all’accoglienza del Cristo, al riconoscimento della sua unica signoria, alla speranza di ingressi definitivi nella Gerusalemme del cielo, diverrebbero itinerari ben più concreti di un cammino di conversione. Quello «shampoo alla cenere», comunque, rimane impresso per sempre: ben oltre il tempo in cui, tra i capelli soffici, ti ritrovi detriti terrosi che il mattino seguente, sparsi sul guanciale, fanno pensare per un attimo alle squame già cadute dalle croste del nostro peccato. Così pure rimane indelebile per sempre quel tintinnare dell’acqua nel catino. È la predica più antica che ognuno di noi ricordi. Da bambini, l’abbiamo «udita con gli occhi», pieni di stupore, dopo aver sgomitato tra cento fianchi, per passare in prima fila e spiare da vicino le emozioni della gente. Una predica, quella del giovedì santo, costruita con dodici identiche frasi: ma senza monotonia. Ricca di tenerezze, benché articolata su un prevedibile copione. Priva di retorica, pur nel ripetersi di passaggi scontati: l’offertorio di un piede, il levarsi di una brocca, il frullare di un asciugatoio, il sigillo di un bacio. Una predica strana. Perché a pronunciarla senza parole, genuflesso davanti a dodici simboli della povertà umana, è un uomo che la mente ricorda in ginocchio solo davanti alle ostie consacrate. Miraggio o dissolvenza? Abbaglio provocato dal sonno, o simbolo per chi veglia nell’attesa di Cristo? «Una tantum» per la sera dei paradossi, o prontuario plastico per le nostre scelte quotidiane? Potenza evocatrice dei segni! Intraprendiamo, allora, il viaggio quaresimale, sospeso tra cenere e acqua. La cenere ci bruci sul capo, come fosse appena uscita dal cratere di un vulcano. Per spegnerne l’ardore, mettiamoci alla ricerca dell’acqua da versare… sui piedi degli altri. Pentimento e servizio. Binari obbligati su cui deve scivolare il cammino del nostro ritorno a casa. Cenere e acqua. Ingredienti primordiali del bucato di un tempo. Ma, soprattutto, simboli di una conversione completa, che vuole afferrarci finalmente dalla testa ai piedi.
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Non aspettare di finire l’università, di innamorarti, di trovare lavoro, di sposarti, di avere figli, di vederli sistemati, di perdere quei dieci chili, che arrivi il venerdì sera o la domenica mattina, la primavera, l’estate, l’autunno o l’inverno. Non c’è momento migliore di questo per essere felice. La felicità è un percorso, non una destinazione. Lavora come se non avessi bisogno di denaro, ama come se non ti avessero mai ferito e balla, come se non ti vedesse nessuno. Ricordati che la pelle avvizzisce, i capelli diventano bianchi e i giorni diventano anni. Ma l’importante non cambia: la tua forza e la tua convinzione non hanno età. Il tuo spirito è il piumino che tira via qualsiasi ragnatela. Dietro ogni traguardo c’è una nuova partenza. Dietro ogni risultato c’è un’altra sfida. Finché sei vivo, sentiti vivo. Vai avanti, anche quando tutti si aspettano che lasci perdere. (Madre Teresa di Calcutta)
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Dio nella piccolezza: questa la parola rivoluzionaria, appassionata dell’avvento: ecco Maria, anzitutto, la moglie del carpentiere – noi diremmo: la povera donna di un’ operaio – sconosciuta, insignificante agli occhi degli uomini.. proprio nella sua insignificanza, nella sua piccolezza agli occhi degli uomini, viene fatta oggetto dello sguardo e dell’elezione di Dio, per essere madre del salvatore del mondo. Non in virtù di qualche suo pregio umano, né per il suo pur grande timor di Dio; non a motivo della sua umiltà e neppure di una qualsivoglia sua virtù, ma solo ed esclusivamente perché la condiscendente volontà di Dio ama, elegge e fa grande ciò che è basso, insignificante e piccolo. Maria, la donna austera e timorata di Dio, che vive nell’antico testamento e spera nel suo redentore, l’umile donna di un operaio, la madre di Dio! Dio non si vergogna della piccolezza dell’uomo, vi si coinvolge totalmente: sceglie un essere umano, lo fa suo strumento e compie il suo miracolo là dove meno lo si attende. Dio è vicino a ciò che è piccolo, ama ciò che è perduto, ciò che è insignificante, reietto, ciò che è debole, spezzato. Quando giungiamo, nella nostra vita, al punto di vergognarci dinanzi a noi stessi e dinanzi a Dio, quando arriviamo a pensare che è Dio stesso a vergognarsi di noi, quando sentiamo Dio lontano come mai nella nostra vita, ebbene, proprio allora Dio ci è vicino come mai; allora vuole irrompere nella nostra vita, allora ci fa percepire in modo tangibile il suo farsi vicino, così che possiamo comprendere il miracolo del suo amore, della sua prossimità, della sua grazia.
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Caro Andrea, quando abbiamo iniziato a frequentarci non conoscevi la mia storia... te l'ho raccontata alcuni mesi dopo, con la paura che questo significasse perderti: io avevo abortito, ero degna di amare ed essere amata? Non credevo a questo fino in fondo... non lo credevo finchè non l'ho sperimentato in prima persona: tu mi hai accolta così com'ero, con la mia storia e le sue ferite, ma anche con tanta voglia di ricominciare e di cambiare, di essere una persona migliore, di mettere in pratica quel che a parole dicevo di aver imparato dalla vita di mio figlio... Non hai avuto paura di esserci mentre io facevo il mio cammino e non hai aspettato che questo percorso arrivasse a un punto fermo per iniziare un altro cammino con me: ti sei fidato di noi. Mentre il nostro rapporto di coppia cresceva, hai voluto esserci durante le mie testimonianze, mi hai incoraggiata nel mio impegno col Dono e con il territorio. Tanto di quello che oggi faccio in favore della vita lo devo a te. Grazie. Io credo che Davide sia diventato un angelo speciale per entrambi in questo tempo, credo che non mancherà di accompagnarci nei giorni a venire e nella grande avventura del nostro matrimonio, che inizia domenica. L'avrebbe fatto anche se ora fosse qui, ne sono certa. Sento la sua mancanza, ma sento anche in modo diverso la sua presenza accanto a noi. Chissà se un giorno avremo dei figli, chissà come sarà la nostra famiglia... la strada la scopriremo e la percorreremo un passo alla volta. Ovunque porti, ciò che conta è che cammineremo insieme, piedi a terra, sguardo al cielo, e mani aperte verso i fratelli... Che il Signore, che ha trasformato l'acqua impura delle nostre vite in vino buono, ci accompagni sempre. Buon "ogni giorno della tua vita"... Tua Silvia Farò della mia anima uno scrigno per la tua anima, del mio cuore una dimora per la tua bellezza, del mio petto un sepolcro per le tue pene. Ti amerò come le praterie amano la primavera, e vivrò in te la vita di un fiore sotto i raggi del sole. Canterò il tuo nome come la valle canta l'eco delle campane; ascolterò il linguaggio della tua anima come la spiaggia ascolta la storia delle onde.
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Caro Davide, sono passati 2 anni da quel giorno che non dimenticherò mai. Un giorno caldo e solare di inizio estate, in cui però ricordo i miei pensieri avvolti dalla nebbia e dal torpore. Mi era chiaro in quella sala d'attesa cosa mi stavo preparando a fare? In principio sembra di sì, poichè appena io e C. siamo arrivati davanti al reparto io mi sono seduta e ho detto piangendo e urlando "torniamo a casa, non lo voglio fare, so che quella è la porta dell'inferno, se la varco niente sarà più come prima, io mi odierò per sempre". Le persone che passavano mi guardavano stranite, perfino l'infermiera, che aveva sentito e si era affacciata per vedere cosa stesse succedendo. Guardavo quella porta e ripetevo solo "no, riportami a casa". Lui zitto, non una parola. Aveva paura che il suo più grande timore si avverasse. Quello che non ricordo, capisci proprio non lo ricordo, è perchè, cosa a quel punto a un certo momento mi abbia fatto alzare e varcare la soglia invece di andarmene. Da quando sono entrata nel reparto ricordo di essere stata riempita da una calma surreale. Erano settimane che non ero così tranquilla, priva di pensieri martellanti che non mi lasciavano un istante, priva di batticuore e nodo allo stomaco. Una calma surreale. Ho ubbidito a tutto quello che mi veniva detto di fare senza dire niente. Vada di qui, si stenda lì, ora vada in quella stanza per l'ecografia, quando glielo dico si cambi ecc. ecc. Non una piega. Poche lacrime, soffocate quasi con vergogna vedendo che infastidivano medici e infermieri che mi armeggiavano intorno. Quello che ricordo è che in tutto questo il mio orizzonte temporale non andava oltre l'intervento: pensavo ai momenti che in quella mattinata sarebbero seguiti, ma non pensavo che ci sarebbe stato un dopo a quella mattinata. Avrei potuto dire "no" in molti momenti, da quando entrai nel reparto di ginecologia e ostetricia a quando mi portarono in quello scantinato per l'intervento passarono quasi 5 ore, le 5 ore più lente che abbia mai vissuto. Prima di coricarmi sul lettino che mi doveva portare nell'ambulatorio chiesi a C. "dimmi che hai cambiato idea, che non vuoi più che lo faccia". Altro silenzio. Ricordo ogni voce, ogni odore, ogni sensazione fisica del tragitto coricata su quella barella dal 2ndo piano al seminterrato. Ricordo gli sguardi che incrociavo e che sapevano. Ricordo che tenevo la mano sulla pancia, che ti parlavo. Ricordo che ti dissi "tra poco sarà tutto finito". Ricordo che per me quel "tutto" comprendeva me e te. Quando mi svegliai... beh, so che è assurdo, ma davvero non avevo previsto un risveglio, non l'avevo messo in conto. All'inzio, tra l'anestesia e il resto, non mi fu ben chiaro. Ma poi vidi il sangue... tornammo a casa, senza una parola. Ero stordita, stanca. Ricordo che volevo solo dormire. Lo feci. Ma il risveglio l'incubo, invece di finire come capita di solito al termine della notte, era pronto a iniziare. Non so perchè ti dico queste cose. Tu le sai angelo mio, tu le hai vissute e viste. Ho bisogno di dirle a me per non dimenticare. Come se si potesse dimenticare. Per non dimenticare quanto grande può essere l'Amore se arriva a perdonare scelte come questa. L' Amore tuo per me, l'Amore di Dio per me. Per non dimenticare quanto è speciale il dono della Vita se ci vuole come alleati anche quando siamo stati in prima linea a spararle contro. Niente e nessuno ti riporteranno da me, e questo vuoto, è la punizione più grande per lo sbaglio commesso. Non so cosa sarebbe stato "se". Siamo bravissimi a convicnerci che nella vita le nostre scelte ci portino da una parte o da un'altra. Peccato che non ci sono 2 parti, ma 1000. A volte dò per scontato che se non avessi abortito ora saresti qui, con me, e saremmo tu ed io, e i miei ci avrebbero aiutati, e sarebbe stato bello. Posso esserne certa? No. Magari non saresti nato, magari tuo papà avrebbe cambiato idea dopo la tua nascita e ora starei per sposare lui, magari no e avremmo incontrato Andrea e staremmo per diventare tutti e 3 una famiglia, magari i miei non avrebbero voluto saperne e ci saremmo rivolti al CAV e ora saremmo in qualche loro struttura, magari saresti nato e ti avrei dato in adozione, magari saresti stato..una bimba, che neppure questo mi era dato di sapere! Non lo so e non lo saprò mai. Inutile lavorare di fantasia, mi hai insegnato proprio a tu che la realtà è la sola cosa su cui valga la pena scommettere e giocarsi. Ed è a partire da questa scoperta che la mia vita è cambiata. Non so cosa sarebbe ora "se". La certezza è che oggi, 2 anni dopo, sono qui senza di te. So che tu mi manchi. So che lo sai, così come sai che ti amo, come sai che se cerco di riempire di senso e di gioia vera i miei giorni è grazie a te, è per te. E so che un giorno ci reincontreremo. E nessuna attesa di questo momento, sarà stata troppo lunga. Tua mamma
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Inviato da il in Blog
"Se è lecito esprimere delle preferenze, quella che mi commuove di più è l’apparizione a Maria di Magdala, piangente accanto al sepolcro vuoto. Le si avvicina Gesù e le dice: “Perché piangi?”. Donna, le tue lacrime non hanno più motivo di scorrerti dagli occhi. A meno che tu non pianga per gioia o per amore. Vedi: la collina del Calvario, che l’altro ieri sera era solo un teschio coperto di fango, oggi si è improvvisamente allagata di un mare d’erba. I sassi si sono coperti di velluto. Le chiazze di sangue sono tutte fiorite di anemoni e asfodeli. Il cielo, che venerdì era uno straccio pauroso, oggi è limpido come un sogno di libertà. Siamo appena al terzo giorno, ma sono bastate queste poche ore perché il mondo facesse un balzo di millenni. No, non misurare sui calendari dell’uomo la distanza che separa quest’alba luminosa dal tramonto livido dell’ultimo venerdì. Non è trascorso del tempo: è passata un’eternità. Donna, tu non lo sai: ma oggi è cominciata la nuova creazione. Cari amici, nel giorno solennissimo di Pasqua anch’io debbo rivolgere a ciascuno di voi la stessa domanda di Gesù: “Perché piangi?” Le tue lacrime non hanno più motivo di scorrerti dagli occhi. A meno che non siano l’ultimo rigagnolo di un pianto antico. O l’ultimo fiotto di una vecchia riserva di dolore da cui ancora la tua anima non è riuscita a liberarsi. Lo so che hai buon gioco a dirmi che sto vaneggiando. Lo so che hai mille ragioni per tacciarmi di follia. Lo so che non ti mancano gli argomenti per puntellare la tua disperazione. Lo so. Forse rischio di restare in silenzio anch’io, se tu mi parli a lungo dei dolori dell’umanità: della fame, delle torture, della droga, della violenza. Forse non avrò nulla da replicarti se attaccherai il discorso sulla guerra nucleare, sulla corsa alle armi o, per non andare troppo lontano, sul mega poligono di tiro che piazzeranno sulle nostre terre, attentando alla nostra sicurezza, sovvertendo la nostra economia e infischiandosene di tutte le nostre marce della pace. Forse rimarrò suggestionato anch’io dal fascino sottile del pessimismo, se tu mi racconterai della prostituzione pubblica sulla statale, del dilagare dei furti nelle nostre case, della recrudescenza di barbarie tra i minori della nostra città. Forse mi arrenderò anch’io alle lusinghe dello scetticismo, se mi attarderò ad ascoltarti sulle manovre dei potenti, sul pianto dei poveri, sulla miseria degli sfrattati, sulle umiliazioni di tanta gente senza lavoro. Forse vedrai vacillare anche la mia speranza se continuerai a parlarmi di Teresa che, a trantacinque anni, sta morendo di cancro. O di Corrado che, a dieci, è stato inutilmente operato al cervello. O di Lucia che, dopo Pasqua, farà la Prima Comunione in casa perché in chiesa, con gli altri compagni, non potrà andarci più. O di Nicola e Annalisa che, dopo tre anni di matrimonio e dopo aver messo al mondo una creatura, se ne sono andati ognuno per la sua strada, perché non hanno più nulla da dirsi. Queste cose le so: ma io voglio giocarmi, fino all’ultima, tutte le carte dell’incredibile e dire ugualmente che il nostro pianto non ha più ragione di esistere. La Resurrezione di Gesù ne ha disseccate le sorgenti. E tutte le lacrime che si trovano in circolazione sono come gli ultimi scoli delle tubature dopo che hanno chiuso l’acquedotto. Riconciliamoci con la gioia. La Pasqua sconfigga il nostro peccato, frantumi le nostre paure e ci faccia vedere le tristezze, le malattie, i soprusi e perfino la morte, dal versante giusto: quello del “terzo giorno”. Da quel versante, il luogo del cranio ci apparirà come il Tabor. Le croci sembreranno antenne, piazzate per farci udire la musica del Cielo. Le sofferenze del mondo non saranno per noi i rantoli dell’agonia, ma i travagli del parto. E le stigmate lasciate dai chiodi nelle nostre mani crocifisse, saranno le feritoie attraverso le quali scorgeremo fin d’ora le luci di un mondo nuovo!"
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Ciao ragazze, con voi ho condiviso tanto dolore, tanta fatica, tante lacrime. Poi i primi passi di una ritrovata speranza, così fragile ma così preziosa, che ho visto crescere e farsi più forte col vostro aiuto, con la vicinanza di tante persone, con l'aiuto di Dio. Come non comunicare, a voi tra le prime (NB non dite niente su facebook per ora!!! ) che ...io e Andrea ci sposiamo!!! :woohoo: 5 settembre 2010. Manca tanto, ma io sono felice come se fosse domani... GRAZIE, senza di voi non sarei qui. Il cammino continua...e se non è morte quello che resta, è grazie alla vita di Davide, che ha spalancato le porte a vita nuova nei miei sepolcri e a un amore più grande della morte stessa: quello del Padre. Vi voglio bene.
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Non so di chi è, ma la cantiamo in Chiesa, e mi piace tanto... "Hai disteso le tue braccia anche per me Gesù, dal tuo cuore come fonte hai versato pace in me, cerco ancora il mio peccato ma non c’è. Tu da sempre vinci il mondo Dal tuo trono di dolore. Dio mia grazia, mia speranza Ricco e grande Redentore, Tu re umile e potente, risorto per amore, risorgi per la vita. Vero Agnello senza macchia Mite e forte salvatore sei, Tu re povero e glorioso risorgi con potenza, di fronte a questo amore la morte fuggirà."
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"Signore, donami anche oggi la forza per credere, per sperare, per amare. Non lasciarmi a metà strada invischiato nelle mille cose che non mi bastano più. Lascia che mi fermi anch'io ogni giorno ad ascoltarti per riprendere poi il cammino lungo le strade che mi dai da percorrere. Liberami perciò da tutto ciò che mi appare indispensabile e non lo è, da ciò che credo necessario e invece è solo superfluo, da ciò che mi riempie e mi gonfia ma non mi sazia, mi bagna le labbra ma non mi disseta il cuore. Sì, lo so che tu vuoi farlo ma aiutami a lasciartelo fare sempre, subito!"
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"Un pensiero speciale vorrei riservare a voi, donne che avete fatto ricorso all'aborto. La Chiesa sa quanti condizionamenti possono aver influito sulla vostra decisione, e non dubita che in molti casi s'è trattato d'una decisione sofferta, forse drammatica. Probabilmente la ferita nel vostro animo non s'è ancor rimarginata. In realtà, quanto è avvenuto è stato e rimane profondamente ingiusto. Non lasciatevi prendere, però, dallo scoraggiamento e non abbandonate la speranza. Sappiate comprendere, piuttosto, ciò che si è verificato e interpretatelo nella sua verità. Se ancora non l'avete fatto, apritevi con umiltà e fiducia al pentimento: il Padre di ogni misericordia vi aspetta per offrirvi il suo perdono e la sua pace nel sacramento della Riconciliazione. Vi accorgerete che nulla è perduto e potrete chiedere perdono anche al vostro bambino, che ora vive nel Signore. Aiutate dal consiglio e dalla vicinanza di persone amiche e competenti, potrete essere con la vostra sofferta testimonianza tra i più eloquenti difensori del diritto di tutti alla vita. Attraverso il vostro impegno per la vita, coronato eventualmente dalla nascita di nuove creature ed esercitato con l'accoglienza e l'attenzione verso chi è più bisognoso di vicinanza, sarete artefici di un nuovo modo di guardare alla vita dell'uomo. "
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"Quando si vedono le montagne che non c’è foschia quando le vacanze iniziano e quando poi torno a casa mia quando mi alzo e sento che ci sono quando sfreghi il naso contro il mio quando mi respiri vicino sento che sento che Per ogni giorno, ogni istante, ogni attimo che sto vivendo Grazie Mille Quando si giocano le coppe in tele il mercoledì quando sento un pezzo splendido che mai pensavo bello così quando il cane mi vuol salutare quando vedo i miei sorridere quando ho l’entusiasmo di fare sento che sento che Per ogni giorno, ogni istante, ogni attimo che sto vivendo Grazie Mille Quando un microfono non lo vorrei abbandonare mai quando i miei amici prendono un’accoppiata secca alla SNAI quando il mondo mi sembra migliore anche solo per un attimo quando so che ce la posso fare sento che sento che Per ogni giorno, ogni istante, ogni attimo che sto vivendo Grazie Mille Per ogni istante, ogni giorno, ogni attimo che mi è stato dato Grazie Mille"
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"Five Hundred Twenty-Five Thousand Six Hundred Minutes Five Hundred Twenty-Five Thousand Moments So Dear Five Hundred Twenty-Five Thousand Six Hundred Minutes How Do You Measure - Measure A Year? In Daylights - In Sunsets In Midnights - In Cups Of Coffee In Inches - In Miles In Laughter - In Strife In - Five Hundred Twenty-Five Thousand Six Hundred Minutes How Do You Measure A Year In The Life How About Love? How About Love? How About Love? Measure In Love Seasons Of Love Seasons Of Love Five Hundred Twenty-Five Thousand Six Hundred Minutes Five Hundred Twenty-Five Thousand Journeys To Plan Five Hundred Twenty-Five Thousand Six Hundred Minutes How Do You Measure The Life Of A Woman Or A Man? In Truths That She Learned Or In Times That He Cried In Bridges He Burned Or The Way That She Died It's Time Now - To Sing Out Tho' The Story Never Ends Let's Celebrate Remember A Year In The Life Of Friends Remember The Love Remember The Love Remember The Love Measure In Love Measure, Measure Your Life In Love Seasons Of Love... Seasons Of Love"
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"Se questa è una canzone con cui si può parlare se in questa notte di maggio io ti penso ad ascoltare certe piccole voci che a volte vanno al cuore in questi momenti con l'aria che si muove io conosco la mia vita e ho visto il mare e ho visto l'amore da poterne parlare Ma nelle notti di maggio non può bastare la voce di una canzone per lasciarsi andare amore su quel treno che è già un ritorno amore senza rimpianto e senza confronto che conosci la tua vita ma non hai visto il mare e non hai l'amore per poterne parlare Ma è una notte di maggio che ci si può aspettare di più e se questa è una canzone con cui davvero si può parlare in questa sera ferita da non lasciarsi andare in questa notte da soli che non ci si può vedere e non ci si può contare ma solo ricordare io conosco la mia vita e ho visto il mare e ho visto l'amore vicino da poterlo toccare Ma nelle notti di maggio non può bastare la voce di una canzone per lasciarsi andare nelle notti come questa che ci si può aspettare se non una canzone per farsi ricordare da te per farsi ricordare da te. "
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