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Venerdì, 04 Febbraio 2011 12:59

Il dono della vita, il dono dell'aiuto

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questo era il titolo dell'articolo che avevo scritto per la XXXIII Giornata per la vita, è stato pubblicato oggi nel nr. 5 del "Corriere Cesenate" il settimanale della nostra diocesi, purtroppo è stato tagliato di quasi la metà... eccolo per intero, il titolo con cui è stato pubblicato è "Grazie a Il Dono 350 bimbi salvati"

 

I dati statistici ci dicono che gli aborti sono in calo, e che coloro che vi ricorrono sono in gran parte donne straniere (come se fosse meno grave..), in realtà quello che vediamo con la nostra attività è che le interruzioni volontarie di gravidanza sono molto più diffuse, vicine e “familiari” di quanto si possa immaginare. Claudia ha un bambino di un anno, sta per rientrare al lavoro dopo la maternità quando scopre di essere incinta, suo marito non si sente pronto, lei ha paura e pensa di abortire. Anna ha una bambina di due anni e mezzo, quando scopre di essere incinta va in crisi e prenota un’ivg, vuole farlo di nascosto dal marito, lui non capirebbe, lui è felice di avere un altro figlio, lei no. Storie purtroppo reali, solo i nomi sono inventati, storie più vicine a noi di quanto possiamo pensare. Sono storie di solitudine, nonostante i legami familiari apparentemente solidi, storie di donne spaventate di fronte all’imprevisto, a ciò che inevitabilmente sfugge al desiderio di controllare e programmare tutta la nostra vita. Il fuori programma disorienta, fa paura e se in più ci si sente soli ad affrontarlo ne fa ancora di più. Colpisce che queste donne siano già madri, abbiano una famiglia, un marito, non abbiano problemi economici a detta loro, una situazione che potremmo facilmente definire ideale per avere altri figli, eppure.. eppure non è scontato che questo basti per accogliere il nuovo, soprattutto quando questo nuovo è il miracolo della vita con tutta la sua portata di stravolgimento della nostra stessa vita. Se di per sé l’imprevisto spaventa e disorienta, viviamo in una società che di certo non aiuta e non incoraggia, anzi è sotto gli occhi di tutti come la cultura della morte sia così diffusa e sempre più nutrita dalla gran parte dei mezzi di comunicazione e non solo. Una cultura che ci spinge ad evitare i problemi, che ci propone “soluzioni” di (apparente) comodo, che non contempla il mettersi in discussione perché secondo il dilagante relativismo va bene tutto se piace a te. Poi magari non ti piacerà più e ne soffrirai, ma questo è un altro discorso. Ecco allora la solitudine dell’uomo che pensa di doversi fare da sé, di dover essere autosufficiente, padrone della vita e del proprio destino, ottica nella quale il “fuori programma” appare pertanto come un fallimento o come una sfortuna, al quale va posta una soluzione per rimettere le cose “a posto”. La cultura della morte ci offre tante finte soluzioni, l’aborto di un figlio ne è una, ma ce sono purtroppo tante altre. Che sia un discorso più ampio e profondo ne è conferma anche il fatto che le necessità economiche e materiali sono l’aiuto meno richiesto dalle donne in gravidanza che si rivolgono a noi. Come associazione, e come cristiani, vogliamo offrire un punto di vista diverso a partire dalla nostra testimonianza di vita, vogliamo offrire un sostegno (umano, psicologico, spirituale oltre che materiale se occorre) che aiuti a vedere la propria vita e quella dei figli, nella sua preziosità ed unicità, che aiuti ad allargare l’orizzonte al di là dei nostri piccoli schemi ed ideali di felicità, che aiuti a trovare un senso anche quando le difficoltà e la sofferenza sembra non ne abbiano.

Educare alla pienezza della vita, come afferma il titolo del messaggio episcopale di quest’anno, riassume bene l’obiettivo a cui vogliamo tendere, sicuramente è un obiettivo molto alto ma siamo chiamati a provarci. Nei quasi cinque anni di attività abbiamo aiutato oltre tremila persone, tra donne sole e coppie, la maggior parte di queste purtroppo sono arrivate da noi troppo tardi perché potessimo aiutare i loro bambini a nascere, ma abbiamo potuto aiutare loro accogliendole con il loro dolore e sostenendole in un percorso di consapevolezza e di guarigione, seppur lungo e doloroso. Per chi ci ha trovati prima abbiamo potuto fare molto di più e anche grazie al nostro aiuto sono nati già più di 350 bambini.

 

fonte www.corrierecesenate.it

Letto 8925 volte Ultima modifica il Giovedì, 03 Marzo 2011 23:40
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