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Lunedì, 31 Marzo 2008 23:03

non lasciamole sole

Scritto da  Federica Cifelli
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L'associazione "il dono", a fianco delle donne che affrontano una gravidanza indesiderata o che hanno abortito. "Quanto dolore in quelle vite. Noi le aiutiamo a portarne il peso.E a guardare avanti"

Sono 133.280, nei dati provvisori del ministero della Salute, gli aborti registrati nel 2006 in tutta Italia. "Statisticamente vuol dire che ce n'è stato almeno uno in ogni palazzo: che ogni ragazza che ha abortito ha avuto intorno 10, 100 persone o forse più , che non hanno fatto niente per lei e per il suo bambino. Tra queste persone io non ci voglio stare".
Parla con fermezza Serena Taccari, e racconta la sua storia di 19 enne rimasta incinta del fidanzato. Degli studi da finire.Degli amici che "pian piano ti allontanano o , peggio, ti guardano con pietà." Del muro di gomma e della finta comprensione di "quelli che ti dicono: pensaci bene, fallo per tuo figlio, quando tu non puoi farlo per qualcun altro, ma devi trovare in te le motivazioni per affrontare una gravidanza indesiderata".
Quattro centri di ascolto
Una sfida lanciata in faccia al mondo, la sua: il figlio tenuto, il fidanzato, Edoardo, prima scappato e poi tornato e divenuto marito e padre di altri tre figli. Una sfida che oggi continua attraverso "il dono", l'associazione "per il sostegno alla gravidanza indesiderata e alle conseguenze psicologiche dell'aborto volontario" fondata insieme a Edoardo nel 2006, che già conta 4 centri di ascolto a Roma, Milano, L'Aquila e Ancona, e una rete capillare di volontari in quasi tutte le regioni d'Italia.
All'inizio racconta Serena, "siamo partiti con un forum su www.il-dono.org, pensando alla solitudine delle donne che vivono una gravidanza indesiderata. Poi abbiamo allargato l'attenzione anche a quante non ce l'hanno fatta a portare il peso di qualcosa che sentivano più grande di loro, e hanno abortito". E oggi sono soprattutto queste ultime a riempire i centri di ascolto dell'associazione, a chiamare la linea Sos Mamma (3473786645) attiva 24 ore su 24, o ad intervenire sul forum dell'associazione che conta più di mille iscritti. "Tutte con l'identica richiesta di non essere lasciate sole". E allora "ti chiamano di notte per piangere - continua Serena-; ti chiedono di fare da scudo con i genitori che le rifiutano o con compagni violenti. E diventi il sostituto di marito, fidanzato, famiglia. Non solo fino alla nascita dei bambini".
{mosimage}E' un rapporto molto umano quello che si crea tra i volontari e gli utenti. " Si presentano da noi con domande concrete - spiegano a "il dono" - ci chiedono: io vorrei tenerlo il mio bambino ma tu cosa puoi fare per me? E noi cerchiamo di "fare": accompagnamo dal medico, dall'avvocato, in tribunale. Oltre a comprare pannolini e latte". Anche con l'aiuto della "mamy card" una carta servizi che consente alle mamme single associate di accedere a speciali convenzioni commerciali.

Rompere il silenzio
al 31 dicembre 2006 erano già 40 i piccoli nati da donne approdate all'associaizone con in mano il foglio per l'interruzione di gravidanza e pochissimi giorni per trovare una soluzione a tutti i problemi. L'obiettivo è rompere il silenzio che circonda l'aborto. Svelare l'equivoco "l'imbroglio che si possa tornare indietro fino al giorno precedente il test di gravidanza positivo. Non si può -afferma Serena-: da lì in poi {quotes}devi comunque andare avanti. Con un figlio. Vivo o morto. In braccio o sulla coscienza{/quotes}".
E ricorda il pianto disperato consolato in questi due anni di vita dell'associazione. I percorsi che si sono incontrati e intrecciati di utenti -donne ma anche uomini - che sono diventati volontari; di volontarie passate attraverso l'esperienza dell'aborto che "per ogni bambino che ce la fa, capiscono che il loro non è morto invano". Di giovanissime che si ritrovano incinta tra i banchi di scuola, ma anche e soprattutto di donnde tra i 22 e i 38 anni d'età. Spesso anche mamme "che faticano ad accettare la terza gravidanza, per le ragioni più diverse". A tutte, i 60 volontari dell'associazione, con un sacerdote per ogni équipe regionale, offrono anzitutto "compagnia" in un cammino difficile, e per chi ha un figlio da piangere, doloroso. Se ne parlerà anche ad aprile in un convegno internazionale organizzato a Roma dall'Istituto Giovanni Paolo II per gli studi sul matrimonio e famiglia, al quale "il dono"parteciperà insieme ad altre realtà europee. "E' un primo progetto pastorale internazionale sull'aborto" commenta Serena. Non per "dare pacche sulla spalla, ma per maturare un approccio diverso." Fatto di una comprensione che somiglia alla misericordia.

Quello che resta

Le storie delle donne che hanno detto no alla vita per debolezza, paura, povertà, solitudine. Testimonianze che rompono il silenzio su ciò che rimane dopo un aborto
di Antonella Mariani

Jo racconta che al consultorio erano "tutti gentili e premurosi; si parlava di aborto come di una soluzione accettabile, spiacevole forse ma non immorale" e siccome c'era poco tempo le furono abbuonati i 7 giorni "di ripensamento". Bijoux ricorda che dopo aver pianto di gioia per il test di gravidanza positivo, ha ceduto alla solitudine, al gelo del compagno, all'indifferenza degli operatori che "invece di aiutarmi a far ragionare il padre di mio figlio , mi invitano a firmare il foglio dell'intervento". Mitata2004 -così si firma una liceale- scrive di essersi arresa per debolezza, di essersi piegata alle facce scure dei genitori del fidanzato, ai "sei così giovane" delle amiche, al "decidi tu" di chi le stava intorno. Un aborto per stanchezza. E poi ancora Sunta81 confessa di aver rinunciato a suo figlio all'insaputa dei genitori e già al risveglio nel letto d'ospedale capì che quello che le stava dicendo il suo ragazzo ("E' stata la cosa migliore che potessi fare") era una bugia enorme, colossale.
Le storie di Jo, Mitata2004, e delle altre costituiscono l'ossatura di "quello che resta" un libro intenso uscito di recente per l'Editrice Vita Nuova di Verona(pag.224, 16€). {quotes}Quello che resta dopo una Ivg è quello di cui non si parla mai, perchè non è politicamente corretto discuterne. Ma eccolo, quello che resta, nelle parole di tante che l'hanno vissuto: una ferita profonda un dolore incancellabile{/quotes} che pervade la vita come una spada conficcata nell'anima. "La mia ferita si chiama rimorso, mi accompagna ogni giorno da quasi tre anni, mi rende dura e incapace di amare, mi riempie di rabbia e mi fa sentire sola -scrive Lallaby - perchè in fondo da quel giorno io sono un pò più sola, sola con il mio segreto, sola con il mio dolore, sola con il mio odio verso me stessa e verso la vita. Sono sola come lo ero quel giorno in cui ho rinunciato ad esser madre." "non si torna indietro - riflette Cucciolo- ma andare avanti aspettando che qualcosa cambi senza vedere niente in futuro è la disperazion dell'anima!".
Il libro denuncia con la voce delle donne e delle ragazze che ci sono passate, l'urgenza di affrontare il problema dell'aborto partendo dall'aborto, dal suo costo umano e psicologico per chi lo sceglie volontariamente. Ma proprio su quel "volontario" ci sarebbe da aprire un altro dibattito. Jo, Mitata2004, Lallaby e le altre hanno compiuto davvero una scelta volontaria? Oppure la solitudine l'indifferenza, la passività, l'accettazione supina degli eventi, ma anche le difficoltà economiche, la precarietà della vita, ha reso l'ivg tutto fuochè una "scelta libera e consapevole"?
{quotes align=right}Le testimonianze raccolte attraverso un forum su internet da "il dono" e riportare in "quello che resta" sono scandalose, nel senso che interpellano le coscienze{/quotes} e ci dicono: quanta sofferenza, quanto dolore sarebbe risparmiato alle donne alle prese con una gravidanza non voluta, se al posto dell'aborto si fosse prospettata un'altra strada, una strada di condivisione, magari di amore? "avrei tanto voluto la mia mamma con me in quei momenti. Volevo che lei mi abbracciasse e mi dicesse : stai tranquilla bambina mia, ci sono io" scrive una ragazza che si firma Ho1angelo. E Memole "penso ai miei genitori che mi avrebbero certo aiutata, ma io li ho voluti tenere lontani. Se solo fossi stata più forte..perchè non ho trovato la forza per dire NO? avrei voluto sentirmi dire "Tieni tuo figlio e amalo".

pubblicato AVVENIRE inserto NOI GENITORI E FIGLI 30 marzo 2008

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Letto 4648 volte Ultima modifica il Lunedì, 31 Marzo 2008 23:40
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