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come funziona la RU486?

Costituita da mifepristone e prostaglandine. Il mifepristone è una sostanza chimica che si lega a livello dei recettori per il progesterone, "l'ormone della gravidanza". La mancata azione del progesterone causa il distacco dell'embrione dalla parete uterina e la conseguente espulsione, cioè un aborto. La prostaglandina induce contrazioni uterine e provoca l’espulsione dei tessuti embrionali. Costituisce un aborto di tipo chimico. Esso va eseguito per motivi di sicurezza (poichè l'emorragia che ne consegue può essere molto violenta ed le contrazioni causate dalle prostaglandine possono portare alla rottura dell'utero) in regime di ricovero ospedaliero per quanto avvenga più spesso in dimissione protetta.
Verranno somministrate in presenza di personale sanitario da 1 a 3 compresseda 200 mg di mifepristone. Il farmaco blocca i recettori del progesterone sulla mucosa e sulla muscolatura dell'utero favorendo il distacco dell'embrione e la dilatazione del collo.
Nella maggior parte dei casi il sanguinamento inizia 24-48 ore dopo la somministrazione del mifepristone, e solo in un piccolo numero di pazienti (3%) l'espulsione del embrione avviene prima di prendere la prostaglandina. Il sanguinamento dura in media una decina di giorni e l'espulsione dell'embrione può avvenire da entro poche ore dalla somministrazione della prostaglandina fino a qualche giorno dopo.
Due giorni dopo, se non si è verificata l'espulsione dell'embrione, viene somministrata una prostaglandina che la induce nel giro di pochissime ore. Dopo circa dieci giorni, la paziente torna in ospedale per la verifica ecografica dell'avvenuta interruzione. La procedura può fallire in meno dell'1% dei casi, e in circa il 5% dei casi è necessaria la revisione chirurgica della cavità uterina per completarla, o per bloccare eventuali emorragie che possono verificarsi. Quindi questo significa che 5 donne su 100 devono comunque sottoporsi all'aborto chirurgico dopo la procedura eseguita chimicamente.

L'interruzione di gravidanza con mifepristone presenta un rischio di fallimento dell'1.3-7.5%. Il rischio di fallimento potrebbe essere associato a polimorfismi del gene che codifica per il recettore degli estrogeni[6]. Anche l'aver avuto figli precedentemente incluse le gravidanze con feto nato morto, sembra influire sul successo del trattamento abortivo: alle pazienti pluripare(cioè che avevano già avuto uno o più parti) è associata una minore efficacia del trattamento abortivo[*].

 

 

*Lefebvre P. et al., Eur. J. Contracept. Reprod. Health Care, 2008, 13 (4), 404