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“aborto legale, aborto sicuro”

Alle femministe che oggi, 28 settembre, scendono in piazza per chiedere 

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La grande menzogna dell'aborto

La grande menzogna dell’aborto

La Giornata per la vita invita a guardare quei bambini che attendono di vedere la luce e che, in barba a tutte le leggi, non hanno diritto di cittadinanza.

di don Silvio Longobardi

3 febbraio 2016 

L’impegno per la vita nascente non è solo un paragrafo di quella carità che abbraccia ogni uomo e ogni disagio. Ma è il paradigma e al tempo stesso la portad’ingresso nel più vasto mondo della carità e in particolare in quello dei minori. Utilizziamo il termine minori senza ipocrisia e senza indebite esclusioni: minori sono per noi anche i bambini nel grembo materno. Incontrando gli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede nel gennaio 2014, Papa Francesco parlò della violenza contro i minori: “Desta orrore il solo pensiero che vi siano bambini che non potranno mai vedere la luce, vittime dell’aborto, o quelli che vengono utilizzati come soldati, violentati o uccisi nei conflitti armati, o fatti oggetti di mercato in quella tremenda forma di schiavitù moderna che è la tratta degli esseri umani, la quale è un delitto contro l’umanità” (Discorso al Corpo diplomatico, 13 gennaio 2014).

L’intreccio tra i diversi attentati alla vita non toglie valore al tema dell’aborto anzi mostra che esso appartiene ad una più generale cultura della menzogna. Il cristiano non assolutizza nessun tema perché gli sta a cuore la vita di tutti e di ciascuno.

La Giornata per la vita invita a guardare quei bambini che attendono di vedere la luce e che, in barba a tutte le leggi, non hanno diritto di cittadinanza. Che si tratti di bambini, nessuno oggi lo mette in dubbio. Alcuni mesi fa l’ennesima ricerca di un’équipe inglese ci informa che nel grembo materno i bambini si allenano a piangere. Sappiamo anche che il feto prova dolore, anche se questo tema è accuratamente censurato. Ma si tratta solo di conferme di quello che già sappiamo. La mamma sa di portare in grembo una vita, non ho mai sentito una coppia di genitori in attesa di un figlio usare il termine feto. Per loro è semplicemente un bambino, il loro bambino.

Solo una raffinata ipocrisia può coprire una menzogna grande come una casa, che distingue la vita prima e dopo la nascita, assegnando solo alla seconda un valore assoluto. Una tale scelta non ha alcuna razionalità e non può essere in alcun modo dimostrata sul piano scientifico. E difatti, i fautori dell’aborto non percorrono questa strada ma un’altra, più raffinata.

Secondo alcuni pensatori, ferventi apostoli del diritto delle donne, e tra questi la filosofa Michela Marzano, i bambini nel grembo materno si dividono in due categorie: quelli desiderati e quelli non desiderati. A giudizio di questi pensatori la maternità inizia quando la donna riconosce il figlio che porta in grembo. In questa prospettiva, che sorregge la Legge 194, è lei, e solo lei, a decidere se il figlio ha diritto di vivere. La cultura contemporanea dunque rispolvera l’antica sentenza che concedeva al padrone il diritto di vita e di morte. I figli desiderati hanno una strada spianata. Per gli altri … cala il silenzio. Questi bambini non hanno vita, non hanno alcun diritto, nemmeno quello di avere un nome e una degna sepoltura. Più che un dramma è una nuova forma di barbarie.

I piccoli non ancora nati oggi sono i più dimenticati della storia, non c’è una categoria più emarginata e, numeri alla mano, non c’è luogo più pericoloso del grembo materno. In molti casi il figlio non diventa più un dono atteso ma un peso che schiaccia. In questi casi è facile, quasi immediato, pensare di liberarsi del problema cancellando la vita. È una tentazione antica perché l’uomo cerca istintivamente le scorciatoie. L’aborto non è certo una piaga recente ma questa scelta oggi viene difesa e promossa dalle istituzioni. Al punto che non è più presentata come una dolorosa necessità ma come un sacrosanto diritto della donna riconosciuto e tutelato dalla legge.

A metà degli anni ’90 la scrittrice Dacia Maraini, tra le sostenitrici più accanite della legge sull’aborto, ha pubblicato un libro dal titolo emblematico – Il clandestino a bordo – in cui narra l’incontro della donna con lo straordinario ospite che porta in grembo. Non cambia idea sulla necessità di una legge che conceda alle donne la possibilità di abortire ma riconosce che il concepimento ha qualcosa di sacro, porta con sé il mistero di una nuova vita, una persona che qualcosa da dire e da dare. In un’intervista concessa ad Avvenire afferma: “Se c’è qualcosa che avverto oggi come un pericolo, come un nemico, è il vedere gli esseri umani trattati come cose”. Questi bambini oggi sono inquilini scomodi, clandestini che non sempre ottengono il visto di ingresso nella società. Clandestini che muoiono senza poter avere neppure un nome, una tomba, qualcuno che preghi per loro. Senza neppure il diritto di cronaca.

Per restare alla sola nazione italiana, dobbiamo ricordare che negli anni 1978-2012 gli aborti praticati nelle strutture pubbliche sono stati 5.435.678. Non sono soltanto numeri, parliamo di vite umane spezzate, viaggi interrotti sul nascere, direbbe don Tonino Bello.

 
 

fonte:punto famiglia

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Non mi rassegno

Non mi rassegno

No, non mi rassegno a considerare il bambino nel grembo come una cosa, non mi rassegno alla legge che permette di sopprimere una creatura, non mi rassegno ad una cultura che spudoratamente presenta l’aborto come un diritto.

di don Silvio Longobardi

7 febbraio 2016 

Cosa sente il bimbo nella pancia della mamma?

Le donne in gravidanza comunicano con il bambino che portano in grembo fin dai primi mesi. Diverse ricerche scientifiche, per esempio, hanno registrato gli effetti positivi della voce della mamma sullo sviluppo del feto.

Sul sito NostroFiglio.it, c’è un post molto interessante che spiega come il primo senso che si sviluppa nel bambino è il tatto. Il piccolo può sentire il calore del liquido amniotico, percepisce il ritmo degli organi interni della mamma e ondeggia con il battito del suo cuore.




L’apparato uditivo inizia a svilupparsi intorno all’ottava settimana, dalla sedicesima settimana in poi il bambino reagisce agli stimoli sonori, rispondendo con l’attività motoria o minime alterazioni del battito cardiaco.

gravidanza_feto_parto_vita_aborto-tardivoRenè Van De Car fondatore dell’Università Prenatale in California ha dimostrato, attraverso l’ausilio di strumentazioni medico-scientifiche, che il bimbo dà risposte motorie coerenti e personalizzate agli stimoli offerti dalla madre, dal padre e dall’ambiente esterno.

Le maggiori reazioni sono in risposta alle voci umane. Tra le ventiquattro e le ventotto settimane di gestazione l’udito è completo. Gli studi dimostrano che il bambino nella pancia della mamma non solo è in grado di riconoscere i suoni, ma anche di ricordarli.

Uno studio, pubblicato sulla rivista “Infant Behavior and Development”,ha confermato che il bambino è in grado di riconoscere le parole di una cantilena e riuscire a ricordarla a distanza di settimane.

E’ stato attestato che il bambino si rilassa quando la mamma parla.

Manfred Hansmann, direttore della clinica ginecologica universitaria di Bonn e antesignano nel campo delle ecografie sulle donne in stato interessante, ha registrato, negli anni, il legame profondo che si crea tra la mamma e il nascituro.

Dopo l’ecografia – spiega il dottor Hansmann – chiedo alle donne di rimanere distese ancora un po’ e di parlare a voce alta con il loro bambino, se dopo poco guardo ancora una volta sul monitor, la maggior parte dei bimbi nuotano molto rilassati nell’utero, la frequenza delle pulsazioni dei piccoli diminuiscono e a volte riesco addirittura a riconoscere la rilassatezza nelle linee del loro viso”.

Anche i ricercatori tedeschi che studiano la vita prima della nascita sostengono che mamma e bambino sono legati profondamente. “Il nascituro percepisce lo stato d’animo della mamma, sente i suoi pensieri”, afferma Thomas Reinert, specialista di medicina psicoterapeutica, che esamina da anni la vita prenatale.

Reinert sottolinea che: “Le sensazioni delle future mamme plasmano il bimbo. Se nel pancione la creatura sente solo un rifiuto, poi sarà difficile che si piaccia”. E’ provato, anche, che i nascituri soffrono insieme alla mamma. Le ricerche di Reinert hanno registrato però che il bambino nel pancione vive molto al presente. Infatti, anche se è coinvolto nella tristezza della mamma, torna presto sereno. Questo perché “il bambino in pancia è in un paradiso, – conclude Reinert –Sente che c’è qualcosa di cui essere felici e che è in cammino con la mamma per raggiungere quello stato di felicità”.

Sara Alessandrini

fonte:notizie provita

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Un figlio o di più? Pro e contro della vita con i fratelli

Al giorno d’oggi a dispetto delle famiglie patriarcali , alla famiglia nucleare il numero di figli per famiglia si è drasticamente ridotto a un figlio unico o al massimo a 2 fratelli (o sorelle), con il proposito però di potergli dare il massimo in tutti i sensi … ma in realtà non è così: il vantaggio di essere figli unici o del non esserlo è molto opinabile in quanto di fatto chi vive la condizione di figlio unico non può sapere cosa significa avere dei fratelli, così come chi li ha non può sapere davvero come ci si sente ad essere figlio unico ma è certo che in ogni caso si avranno dei pro e dei contro.

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  • mamme e dintorni

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